
Avenida Eusebio Ayala all’angolo con Medicos del Chaco, questo c’era scritto nel messaggio. Proprio li chiedo all’autista di aprire le porte (in Paraguay gli autobus si fermano solo se qualcuno dichiara, in qualche modo, di voler scendere) e, una volta toccato l’asfalto, mi giro intorno non trovando altro che un grande incrocio con un semaforo. Ben presto mi rendo conto che quello sarà il mio ufficio. Qui dovrò coinvolgere, abbracciare e, perché no, misurarmi con persone che un’educazione non l’hanno mai avuta.
Ad appena tre case dal semaforo c’è un grosso cancello che sembra allontanare chiunque voglia entrare. Insisto e lo apro. Uno stretto corridoio mi catapulta dentro un grande capannone che scopro essere il posto che cercavo. Lo chiamano “Hijos Del Sol”, ovvero Figli Del Sole, ed è un luogo dove ci si incontra, è quello l’importante. Nasce tutto dalla volontà dei fondatori, Hilda ed Omar, di fare bene per ricevere del bene. Proprio come non fanno più ormai le ONG ai giorni d’oggi (com’è possibile che una crisi economica porti al fallimento anche organizzazioni che fanno di donazioni e volontariato la propria forza lavoro?). Mensa, dispensario medico, centro di primo soccorso, centro di aggregazione, scuola. Non c’è sempre bisogno di dare un nome a tutto. Hijos Del Sol è sufficiente.

Ogni tanto rifletto su come possa sopravvivere una tale struttura senza appoggiarsi a (pre)potenti organismi religiosi e/o non governativi. Quasi sempre però finisco per chiedermi come mai non ce ne siano, invece, a migliaia anche in altre parti del mondo. La vera forza del gruppo è proprio il non operare per ritorni di immagine, tantomeno per lucro. Si cerca semplicemente di aiutare le persone, soprattutto bambini dai 5 ai 15 anni, che fanno del marciapiede la loro dimora, cosa che in Paraguay sembra andare piuttosto di moda. Di lavoro ce n’è fin sopra i capelli ma l’adolescenza è breve, soprattutto nei paesi del terzo mondo. Darsi da fare è quindi all’ordine del giorno.
Personalmente trovo tutto molto più semplice di quanto si possa pensare: quando si dispone di molto cibo la festa è garantita, si mangia tutti assieme e c’è tempo anche per conversare. Quando non c’è niente si può sempre rimediare con latte e noccioline. Senza creare presupposti negativi. Nessuno si aspetta un mondo di regali. Ciascuno ringrazia quotidianamente tutti i volontari, per qualsiasi cosa. Spesso vengono donati vestiti, caramelle, pasta, giochi. Nessuno si permetterebbe mai di chiedere più di ciò che gli può spettare. Il rispetto reciproco è alle stelle. Soprattutto in un posto in cui tutti condividono lo stesso status sociale. Mi sta incominciando a piacere questo infinito marciapiede. Stanotte sarò qui con loro, mi hanno già ribattezzato “lo zio dagli occhi azzurri”.

Da chi dipende la voglia di avere sempre di più? Beh io direi dalla natura umana.
L’orfano vorrebbe un genitore, l’affamato del pane, l’operaio un salario più alto e l’impiegato un ipad o la Golf GTI 16v 2100 common-rail.
Il problema è che non riusciamo a capire fin dove il desiderio di cambiamento è plausibile e dove invece comincia la sudditanza mentale ad un sistema sociale consumista ed appariscente.
Ovvio il limite è soggettivo, ma se al TG parlano di stress da vacanza o di elettrostimolatori, quel limite è stato per forza varcato (cazzo)!
Parole giuste al posto giusto. Ho disegnato un campanone per terra. Così, per fare colore. In poco tempo è diventato l’icona del centro. Addirittura fanno tornei. E pensare che per me era noioso. Noi abbiamo avuto troppo, condivido. E parlo di venti anni fa. Adesso non ho nemmeno il coraggio di vedere che giochi facciano i nostri bambini. Ci sarà mai una via di mezzo? Da chi dipende questa eccessiva voglia di avere sempre di più? Dagli amici, dai genitori o da una differente educazione?
da quello che scrivi traspare che in questi posti si possa respirare amore puro.Posso immaginare quanto un occidentale come te,come me,come noi,abituati a vivere nel materialismo e nel benessere scontato,una volta entrato in posti cosi riesca a percepire cosa davvero rende un uomo felice. Leggevo proprio ieri in un libro che l’unico modo di essere felici e far felici gli altri.E’ inevitabile,l’amore che dai poi torna, senza doverlo chiedere o aspettarselo. Poi come tutte le cose capirlo è un conto, metterlo in atto è un altro. Ci vuole una gran forza,come quella che hanno i responsabili di questi centri.
Quello che vi posso dire è che in questo momento siete ricchi sfondi,magari con le tasche vuote,ma ricchi. Godetevi il contatto umano,l’amore e il rispetto dato non in base al grado sociale ma semplicemente perché essere umano.
Inizio a credere che faticherete non poco a riadattarvi alla vita di prima :).
Un abbraccio e non fermatevi più 🙂