Elias di Aregua Elias viene da Aregua, un piccolo paesino di campagna non troppo lontano dalla capitale. Ogni mattina s’intrufola in un autobus diretto ad Asuncion per andare a lavorare. Sempre che l’autista non se ne accorga, altrimenti dovrà scendere dal mezzo e riprovarci con il successivo. Con lui anche il suo instancabile compagno, nonché fratello maggiore, Fernando. Tre palline da tennis e tre birilli. Coi giochi si fa a turno. Li potete trovare ogni giorno al semaforo situato tra le due principali strade della città. Quello è il loro territorio. Per i due il semaforo rosso rappresenta l’inizio del turno lavorativo. Entrambi si gettano in strada per giocolare tra le file di macchine che aspettano il verde, spesso e volentieri incrociandosi in giochi di coppia. Finito il tutto i due passano tra le auto ferme pretendendo dagli autisti un piccolo compenso. Con quei soldi ci può giusto comprare una coca cola, questo dice mamma. Il restante guadagno deve bastare per la cena di tutta la famiglia.

Li osservo spesso da lontano: camminano contando soldi, si fermano a parlare coi negozianti della zona e fanno rispettare a tutti le regole del loro incrocio. Hanno un carattere molto forte, sono solidariamente prepotenti. Molto spesso però si scontrano tra loro e da una piccola scaramuccia finiscono appartati in un angolo per piangerci un pò sopra. Elias ha nove anni, Fernando undici. Hanno da poco ceduto i propri letti di cartone alle sorelline Anna e Janina. Forse loro riusciranno a vivere una vita normale, ad andare a scuola e trovarsi un lavoro. Ma non è facile uscire dalla strada una volta che ci si scivola dentro. Figuriamoci se ci si nasce.

Fuori dal circo nessuna pietà

Alcuni di loro hanno solo quattro o cinque anni ma già si rendono conto di quanto si possa guadagnare con il proprio sudore. Salgono sugli autobus per vendere frutta a prezzi stracciati. Proprio allo stesso semaforo di Elia e Fernando. Per fortuna con loro c’è anche Hugo, instancabile lavavetri, ed Hector, che ha da poco imparato a disegnare caricature. Non troppo tardi arriveranno anche Luis Enrique, Pedro, i fratelli Moises ed Angel e, nel pomeriggio, anche tutte le ragazze che in questo momento sono a scuola. Ciascuno con un compito ben preciso per non ostacolare il prossimo. Certo, Pablo non può salire sugli autobus a vendere mele, in quanto c’è già stato Salomon questa mattina. Per lo stesso motivo Fredi sta impacchettando banane in un marciapiede davanti alla stazione di servizio.

Nessuno di questi ragazzi supera i dodici anni. Per fortuna al centro di aggregazione Hijos Del Sol di Asuncion ogni giorno c’è un pasto caldo per tutti loro. Qualunque cosa succeda durante la giornata ci si ritroverà tutti in loco alle quattro in punto. Giusto una mezzora per dialogare e mangiare (molto spesso senza neanche masticare) e poi via tutti in strada un’altra volta. Il circo ricomincia. E pensare che in Europa, da circa una decina d’anni, questo tipo di acrobazie hanno ormai raggiunto la portata di tutti. Sono sempre di più, infatti, le persone che contribuiscono ad ingigantire questa moda (ho sentito che anche una mia ex collega dell’ufficio esteri ora si arrampica sulle tele.. gliel’avessi chiesto tre anni fa non lo avrebbe fatto nemmeno per cinquemila euro!). Molto spesso però non ci rendiamo conto che il nostro circo finisce alla fine dell’allenamento di danza acrobatica, di giocoleria, o di qualsiasi cosa faccia diminuire in noi la noia di esistere..

Moises e Annalia, trovatelli.

Moises e Annalia, trovatelli. Date loro delle idee sulle quali poter sognare.

1 commento

  1. il circo comincia la mattina e finisce la sera. 365 giorni all’anno. a noi non spetta che scegliere a che gioco giocare o come esibirsi. Ah no, forse non ci resta più neppure questo.

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