Un giorno nel quale posso dire di essermi trovato al momento giusto nel posto giusto. Un giorno che ha una importanza molto forte nel mio amore per Lisbona, il Portogallo, il fado. Ero appunto a Lisbona per la prima edizione del “Festival delle musiche dei porti” con altri colleghi di vari paesi. Il programma di quella mattina del 5 febbraio 2000 prevedeva la visita guidata della città. Io e il collega Giuseppe Videtti, autorevole firma di Repubblica, LA conoscevamo già e quindi decidemmo di cambiare il nostro programma: scendemmo di fronte al nostro hotel in Martim Moniz e aspettammo un taxi: ci saremmo fatti portare alla tomba di Amalia Rodrigues, che era morta quattro mesi prima (il 6 ottobre 1999), sicuramente l’autista sapeva dov’era sepolta.
Il primo taxi era condotto da un signore che avrà avuto una cinquantina d’anni, coi baffetti. Gli chiesi se sapeva dove era la tomba di Amalia e se poteva portarci là. Lui si girò, incuriosito e commosso, e disse solo una parola: perché? Io lo guardia perfino male, come perché? “Siamo due giornalisti italiani e vorremmo portare un fiore sulla tomba della regina”. L’autista si mise a piangere, fermò il taxi che si era da poco mosso. “Ero il chitarrista di Amalia”. Stavolta eravamo io e Giuseppe a essere sorpresi: come poteva essere che il chitarrista di Amalia conducesse un taxi? Ce lo spiegò dopo averci detto che si chiamava Lelo Nogueira, che il taxi lo aveva comprato con i soldi guadagnati nelle tournée con Amalia e che doveva lavorare perché suonando nelle case di fado non metteva molto da parte ed era diventato nonno e quindi voleva mantenere il nipotino.
Ci fece fare un giro straordinario di Lisbona, quasi quattro ore con lui, avanti e indietro per la città: la sosta al Cemiterio dos Prazeres, dove Amalia era momentaneamente tumulata (ora è al Panteao Nacional) fu commovente: io e Giuseppe con una rosa rossa in mano e il pianto negli occhi, Lelo con le mani giunte a pregare davanti alla sua dea. Ci volle portare di fronte ai luoghi simbolo di Amalia, alla casa di rua Sao Bento, fuori dai locali dove si esibiva, quindi al Coliseum, dove apparve l’ultima volta in concerto, nel dicembre del 1994. E anche quella sera Lelo c’era. Lelo, violista, aveva suonato con Carlos Gonçalves e Luis Ribero alle due chitarre portoghesi e con Joel Pina al basso. Era turnista, era stato anche in Italia, si ricordava Siena e il suo teatro dei Rinnovati nel Palazzo Pubblico. Continuava a piangere e a ricordare. Dietro gli occhiali scuri c’era un volto ancora sofferente e saudadoso. Eravamo commossi anche io e Giuseppe. Quando arrivammo all’appuntamento con gli altri per il pranzo eravamo scossi. Se ne accorsero, ma raccontammo poco di quegli attimi che avevamo condiviso. Mi venne d’impeto un articolo che ancora conservo nel cuore, uscito il giorno dopo, il 6 febbraio 2000, proprio a quattro mesi dalla dipartita di Amalia.
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A distanza di diversi anni sono tornato a cercare Lelo. Andavo alle fermate dei taxi, scrutavo nelle auto, poi vidi il suo nome su un foglio fuori di un locale dell’Alfama, un localino umile lungo rua do Terreiro do Trigo. La sera vi tornai per sentirlo suonare. Ci guardammo a lungo, gli ricordai quell’episodio e tornò a piangere: c’era ancora l’emozione di quella mattina nei suoi occhi come nei miei, non aveva dimenticato quei due pazzi italiani che pregavano Amalia. Mi dedicò un brano e mi offrì un porto, ci demmo di nuovo appuntamento e gli portai il libro che scrissi per “Sete Sois Sete Luas”, “Que linda emoçao”, nel quale rievocavo quell’episodio. Pianse ancora e mi ringraziò con la gioia di un bambino. Lelo non era un grande violista, ma un uomo genuino, simpatico, umile, onesto, ispirato. Gli devo qualcosa, indubbiamente, sicuramente tanta emozione e anche un po’ di civettuola confidenza con Lisbona e con la figura di Amalia, alla quale io sono arrivato purtroppo tardi, quel giorno: quattro mmesi dopo che se n’era andata. Ma Lelo e molti altri successivamente me l’hanno riportata in vita, almeno nel cuore. Tornerò a cercare Lelo, lo troverò ancora a dare il balanço con la sua viola de fado nei locali di Alfama. Io e lui, assieme, rincorreremo sempre Amalia. Grazie, tassista musicista.
Ps: ecco qualche video di Lelo, mai in primo piano, ma sempre calato nella sua onestà umiltà e nel suo amore sconsiderato per la musica, la sua città, la sua regina, che continua a ricordare accompagnando giovani cantanti e “guitarradas” nei locali popolari. Obridago.
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Mai nulla avviene per caso…