Credenze e miti paraguaiani

Villeta, ordinario lunedì di campagna. Uno di quei giorni in cui è lo stomaco a dirti che ore sono. È piovuto tutto il giorno ed i verdissimi ciuffi d’erba tutt’attorno sembrano brillare di luce propria. Asciugo l’amaca. Voglio aspettare l’ora di cena pensando ai tremendi fetori che starà sicuramente emanando Asuncion in questo momento. Per fortuna è acqua passata. Rumori di casa mi svegliano, il sole se n’è andato. Tomás si è appena svegliato dal riposino pomeridiano. Alla buon’ora.

Si siede accanto a me ed incomincia a parlare. Approccio classico: meteorologia attuale. Sto calcolando le possibilità che una delle sette punture che ho nelle caviglie sia malaria quando all’improvviso qualcosa mi dice che debba ascoltare ciò che Tomás sta dicendo. Mi introduce alle credenze popolari locali per poi passare ai miti paraguaiani, o meglio guaraní, una serie di misteriosi personaggi che da sempre influenzano l’intera società, talvolta fino alla pazzia. C’è Kurupi, un elfo biondo di carnagione scura, che violenta le bambine, c’è Luison, mezzo uomo e mezzo mostro, che mangia la carne dei cadaveri svuotando intere tombe, ma tra tutti si sofferma su Pombero, ovvero il mito con cui ha avuto un incontro ravvicinato quando era bambino.

Pombero è un ometto alto circa un metro e mezzo. Vive nella foresta paraguaiana che ogni tanto abbandona in cerca di viveri. Solo poche persone sono riuscite a vederlo in faccia poichè esce solo durante la notte. Quando arriva Pombero cala il silenzio ma neppure prestando la massima attenzione se ne possono ascoltarne i passi. Batte per ben tre volte alle porte delle case con il suo lungo bastone di legno. Affacciarsi alla finestra è inutile, si nasconde alla perfezione. Pretende caña, un pò di cibo e delle sigarette. Altrimenti saranno guai. Chi non obbedisce si sveglierà l’indomani trovando spiacevoli sorprese: dall’automobile distrutta al cane morto, passando per i vetri della casa completamente infranti. Chi ha provato a seguirlo è finito all’ospedale. Pombero è fortissimo.

Pombero py poreTomás era in camera sua e stava studiando mentre sua madre era andata a comprare la cena. All’improvviso bussarono alla porta. Tre volte. Tomás si affacciò alla finestra ma non c’era nessuno. In automatico si innescarono i ricordi dei racconti del nonno e fu il panico. Si gettò in cucina ma non c’erano nè caña nè sigarette. Lanciò del pollo ed una bottiglia di vino nel giardino anteriore, proprio davanti al cancello. Tremando si nascose sotto il letto. Silenzio totale. Solo quando sua madre tornò con la spesa Tomás si alzò e corse alla finestra. Ma di vino e pollo neanche l’ombra…

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Hilda
Hilda
26 Febbraio 2011 23:13

HERMOSO MAURO!! FELICITACIONES!! EXCELENTE. POMBERO PY PORE, HUELLA DEL PIE DEL POMBERO.