Archivio 2008–2020 · Resistere al brutto ✈ Canale Telegram

Home › Musica › Sotto il cielo del fado

Un quartiere a misura d’uomo

Una sera l’amico Marcello Sacco, che da Lecce è diventato lisboeta e insegna la nostra lingua al Conservatorio della capitale lusitana, mi ha portato a cena in un luogo straordinariamente affascinante, una di quelle trattorie di una volta dove il cibo è ottimo e il prezzo onesto. Il bairro era Madragoa.

Qui c'era un video che YouTube ha rimosso.



Il ristorante si chiama “Varina da Madragoa”. Lisbona, per la verità, è piena di questi gioielli e qualunque persona che ci vive ti sa indicare i luoghi più interessanti. Devo ringraziare Marcello stesso perché me ne ha fatto conoscere un altro e non ho vergogna a nominarlo qui: il “Principe de Calhariz”, sulla Calçada do Combro. Il fado è musica per lo spirito, ma a stomaco pieno si può apprezzare anche di più! Ma torniamo a bomba alla “Varina da Madragoa”. Il tavolo che ho scelto dava proprio sotto la foto di Josè Saramago lì a mangiare. Il proprietario posava in bella vista accanto al Nobel per la letteratura, l’unico portoghese che l’abbia vinto. Il proprietario aveva dei baffoni folti e stravaganti, ma straordinaria era la moglie in cucina e tutto l’armamentario di questa trattoria, rifugio non solo di studenti e persone che non si potevano permettere una grande spesa, ma anche dell’alta borghesia cittadina quando voleva assaggiare del baccalà come si deve.

Madragoa, e ce la canta Amalia, è una zona molto bella, piena di stradine tortuose, di case in cui vivono universitari anche stranieri, artisti, poeti, architetti, bohémien che ancora resistono in una città dove la vita notturna è molto viva. C’è anche il museo della marionetta in zona, ci sono ambasciate e chiese arrampicate sulla collina che poi arriva all’Estrela. Ho avuto il piacere di passare lì la prima parte di una notte di sant’Antonio: c’erano le case aperte, spesso la cucina dà sulla strada e in quel caso la porta era spalancata e chi voleva entrava e si prendeva un pezzo di carne o una sardina alla griglia. Se non erano pronte, se le cuoceva direttamente.

Apri su YouTube

Madragoa ha ispirato molte canzoni popolari, molti fado, autoriali e non, talvolta popolari da taverna, altri più nobili. Frederico de Brito, che è un autore simbolo, ne ha scritti alcuni, cantanti di ogni epoca li hanno interpretati nel modo più conveniente. Passeggiare per Madragoa è una alternativa molto simpatica per chi un giorno vuole evitare la Baixa: ci si arriva abbastanza comodamente, facendo bene i conti con Lisbona e i suoi saliscendi: chi non ha buona “gamba” avrà sempre qualche problema nella capitale del Portogallo, che è così bella da guardare dalla strada che invita a fare chilometri e chilometri. E poi da Madragoa, volenti o nolenti, si passa se a piedi si vuole arrivare al Museu de Arte Antiga, una delle perle della città e comunque anche se andate in taxi o autobus da lì dovrete passare.

Ci sono anche negozietti simpatici, altri ristorantini che ora vanno molto di moda e collezionano una clientela variegata, club di musica e teatri “off”: Lisbona è molto viva culturalmente e ce n’è per tutti i gusti, dal rock al jazz, dalle nuove tendenze alle musiche africane che qui regnano in vari spazi proprio perché dall’Angola e da Capo Verde, soprattutto, la comunità culturale è molto vasta. Insomma: un consiglio che che vale la pena seguire quello di perdersi in queste stradine. Con la particolarità, che a Lisbona non ci abbandona mai, di scoperte a tutti gli angoli. Il nome del quartiere deriva dalla presenza un tempo del Convento das Madres de Goa. Il Tejo è lì sotto a ricordarci che cosa significa per questa città.
Ma torniamo alla varina.

Apri su YouTube

In questo caso non la trattoria, ma la fruttivendola, la ragazza che in pantofole (chinela) portava il cesto al mercato del Sodré o delle altre zone (e la Madragoa, che è proprio lì sopra, è una zona commerciale). Una “varina” è stata Amalia Rodrigues stessa, quando da bambina vendeva la frutta assieme alla sorella Celeste al banco dei genitori. Ed ecco quindi che l’omaggio triplo, a Madragoa, alla varina e ad Amalia, non può che puntare su questa “Maria Lisboa” che i nostri amici conoscono già, ma che fa sempre piacere ascoltare. Ricordando che il testo è di David Mourao-Ferreira e la musica di Alain Oulman. Che cosa si vuole più di così…