Nelle scorribande lisboete con gli amici fadisti, possono capitare cose molto simpatiche. E’ un po’ quello che colpisce di questa città: le amicizie che si cementano e che continuano anche senza bisogno di sentirsi ogni giorno. Con Josè Manuel Barreto è stato così.

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Ci eravamo conosciuti l’estate prima a San Marino, dove l’”ambasciatore”, il simpaticissimo Mauro Maiani, che si fregia del titolo diplomatico perché rappresenta il Titano in Portogallo, organizzò un festival centrato quell’anno sul fado. Fra gli ospiti, appunto, Josè Manuel. Fu una serata divertente, ma anche il dopo e il prosieguo dei tre giorni fu molto amicale e così quando tornai a Lisbona lo cercai assieme al mio virgilio lisboeta, ovviamente Jorge Fernando. Ricordo una splendida cena in un locale che Jorge ama, la Casa Toscano do Pasto, una osteria umile, ma genuina e generosa che si trova un po’ fuori dei circuiti turistici, oltre il Museu de Arte Antiga verso Alcantara.

Avevamo consumato un pasto di pesce indimenticabile, con una Cabeça de Garoupa Cozida che era la fine del mondo e poi, bicchiere dopo bicchiere, arrivò l’ora di andare a letto. Ricordo che Josè per accompagnarmi al mio solito albergo di rua da Gloria si divertì a fare su e giù lungo i binari dell’Elevador da Gloria: i due tram erano fermi a metà percorso e rimanemmo interdetti: non sapevamo più come salire o scendere: una ardimentosa manovra sul ripido pendio dei binari risolse, nottetempo, la situazione. Un saluto a Barreto e un consiglio: ascoltatelo.
Sempre Jorge mi accompagnò, la mia prima sera fadista, al Marques de Sa.

Mi fece conoscere un personaggio del quale qui ho già parlato, Ricardo Ribeiro. Molte imponente, e ancora giovane, quello fu il primo contatto. Gli amici lettori si ricordano l’incontro a Viseu, dove andai a vedere lo spettacolo “Cabelo branco e saudade”. La prima volta, invece, mi colpì di Ricardo, oltre alla sua voce altrettanto grande quanto la sua stazza, la sua curiosità verso le musiche del mondo, verso una visione etnica della cultura e dello spettacolo. Ci fece ascoltare un gruppo di flamenco che voleva ospitare in alcune serate nel locale, alternandolo agli ascolti di fado. Uscii dal Marques de Sa, nel cuore dell’Alfama, impreziosito da quell’incontro. Ricardo, come molti amici sanno, ha girato anche l’Italia negli ultimi anni portandosi dietro artisti maghrebini, segno che quel sogno interculturale lo porta avanti con grande gioia e maestria.
La maestria propria di un altro grande artista portoghese (visto che oggi siamo in vena di fado al maschile).

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Carlos do Carmo non aveva ancora avuto qui il riguardo che gli si deve. Da quarant’anni e più è un punto fermo nella storia del fado e di Lisbona. Non solo è figlio di Lucilia, che è nell’empireo della leggenda fadista, e padre di Gil, altro musicista illustre più orientato sul contemporaneo, ma è anche un cantante che sa esprimere la sua piena vena nel modo sempre più lucido e spontaneo. Un forte acquazzone lo fermò in un concerto a Pontedera per Sete Sois Sete Luas, ma lui non si dette troppa pena, abituato a quel ritmo di vita assolutamente tranquillo che regna a Lisbona. Nel festeggiare i suoi quarant’anni di carriera, Carlos dette uno straordinario concerto al Coliseu dos Recreios, lo straordinario teatro di rua das Portas de Santo Antao. Con lui i musicisti, giovani e meno giovani, che in gran parte lo avevano accompagnato. Due o più generazioni a confronto, fra Nobrega e Ricardo Rocha, che dimostrano l’attaccamento di Carlos a tutto ciò che è fadista. Con una perla che vi prego di cercare: il “Fado de Ultramar” dello splendido pianista, compositore e cantante brasiliano Ivan Lins.
Già che stiamo parlando di un monumento, eccone un altro che ho avuto l’onore e la fortuna di ascoltare.

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Joao Ferreira-Rosa è uno di quei cantanti che ha attraversato i decenni tenendo alta la bandiera del fado popolare lisboeta. Amico di Amalia, compagno di viaggio di tanti e tutti, ha rappresentato il contraltare maschile nella serata di commemorazione del decennale della morte di Amalia. Con Celeste Rodrigues e la giovane Joana Amendoeira, dette vita a un concerto memorabile, nel quale si espresse in tutta la sua comunicativa, in tutto il suo ardore “vadio”, ma allo stesso tempo pieno di grandi finezze, di enorme mestiere e di cuore immenso e soprattutto genuino. Ascoltare personaggi come lui è sempre un ingigantire le proprie esperienze e la propria emozione. E’ anche per uno come Joao che il fado, la sua allure, non morirà mai.

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