1apertura

Passo dopo passo divento sempre più curioso. Giusto un paio di vallate mi dividono dal tesoro, manca pochissimo. Improvvisamente mi rendo conto che stanno iniziando a materializzarsi i paesaggi che Pablo mi aveva descritto poco prima di partire.
Ma l’immaginazione non basta. Mi trovo in quelle situazioni in cui vuoi sapere qualsiasi cosa: come, dove, perché, quando, quanto. Tutto, subito e gratis. Sono sicuro che domani sarò lassù in cima, ma non so ancora come arrivarci: treno, cammino Inca con guida, metà di uno e metà dell’altro. So solo che metterò a disposizione due gambe, qualche spiccio, una buona padronanza del linguaggio e tanta simpatia.

PERCORSO TURISTICO, AUTOBUS+TRENO
Due ore di pullman e cinque ore di treno. Costo: 200 euro circa.

2ptur

Cuzco è splendida, ma a lei penserò più tardi. Sto ipotizzando le alternative più assurde quando, all’improvviso, mi riaffiora in mente un ricordo che era stato inghiottito dal tempo: è il racconto della straordinaria avventura che vissero Amparo e Damién, una coppia, lei spagnola e lui francese, con la quale strinsi una grande amicizia in terra boliviana proprio alle prime battute del viaggio. Parlavano di un percorso alternativo ai limiti dell’impossibile. Lo metto per iscritto onde evitare di dimenticarmi qualche passaggio. Il freddo s’intrufola attraverso le pareti dell’ostello, ma il mio sacco a pelo sembra portare ancora con sé la torrida estate cilena da poco terminata.
Sono in una botte di ferro.

PERCORSO ALTERNATIVO:
Otto ore di pullman e quattro ore a piedi. Costo: 25 euro.

3palt

Sono le cinque di mattina quando la sveglia suona.
Con un’eccezionale carica di energia mi metto in marcia verso la stazione degli autobus locali, situata leggermente fuori dal centro della città. Arriverò a Santa Teresa per le quattro del pomeriggio, quindi mi resteranno solo un paio d’ore di luce per percorrere a piedi i circa venti chilometri che mi separeranno da Aguas Calientes.
A bordo dello sciagurato mezzo che mi condurrà alla vittoria sono l’unico turista. Anzi no, in fondo siede un israeliano ma, vista la sua barba ebraica, credo proprio sia qui per altri motivi. Attraverso vallate da sogno, passando dai venti gradi iniziali agli attuali cinque o poco più. Nessuna forma di vita per chilometri e chilometri. Un’audace ragazzino si siede accanto a me ed inizia un discorso apparentemente perpetuo. Per fortuna riesco a riposare ed ascoltare simultaneamente.

4mont

Ollantaytambo è la nostra prima fermata. Nell’assurda composizione di argilla spacciata per un ristorante i prezzi sono alle stelle. Il barista, nonostante io non abbia domandato nulla, mi racconta di quando Shakira passò da queste parti. Sembra fiero degli introiti generati dal turismo che attira la meraviglia che sto andando a visitare. Forse pensa io non sappia che, in realtà, ogni centesimo dedicato al prezzo dell’entrata finisce in un paese dalla bandiera a stelle e strisce.
Ripartiti, subiamo una serie di imprevisti lungo il cammino: dalle pecore che bloccano la strada alla festa paesana di Huayopata, passando per intere parti di montagna crollate in seguito allo storico El Niño del gennaio 2010. Ore perse per sempre. Spesso il fantozziano autobus rasenta pericolosissimi precipizi. Ricordo che un pullman di turisti precipitò proprio da queste parti, se non sbaglio qualche anno addietro. Tutti morti. Scelgo di non guardarmi più attorno: occhi fissi sul lontano panorama e Bad Religion in cuffia a tutto volume.

5AC

Finalmente arrivo a Santa Teresa. Quando Jurij Gagarin rimise piede sulla terra, dopo quel famosissimo 12 aprile 1961, era sicuramente molto meno felice di quanto lo sia io in questo momento. Riconosco di aver pensato più di una volta che quell’autobus sarebbe potuto benissimo essere la mia bara. Sono le quattro e mezza, restano una manciata d’ore prima che il buio s’impossessi della vallata. Vengo subito accolto da un cartello che dice: Aguas Calientes 22km. Un uomo cammina alla velocità media di 5 chilometri per ora e, quindi, dovrei giungere a destinazione in poco meno di quattro ore. Mi metto in marcia. Forse parto troppo forte, pagherò più tardi. La splendida vallata è perfettamente tagliata in due parti dal fiume Vilcanota. Il paesaggio è indimenticabile. Mi sento l’unico uomo nel raggio di chilometri. Ma mi devo subito ricredere quando, pochi minuti dopo, incrocio un ragazzo dai capelli lunghi e neri che sta camminando nella direzione opposta alla mia.
Il nostro dialogo è breve ma fondamentale:
io: quanto manca?
lui: un’ora, un’ora e mezza… e a me invece quanto manca?
io: due ore e mezza, buona fortuna.
lui: buona fortuna.

6rio

Le forze iniziano ad abbandonarmi passo dopo passo. Sono di nuovo solo. L’acqua è finita. Ma forse è meglio così, pesava troppo. Il sole saluta tutti e scompare dietro le vetta di una montagna. Non saranno sicuramente questi dettagli a gettarmi nello sconforto, penso. Invece è proprio così. Accendo la torcia elettrica e me la sistemo in fronte. L’unico riferimento che ho è la stima del tempo che mi resta da camminare. L’orologio è il mio migliore amico. Devo solo seguire i binari della vecchia ferrovia ed arriverò a destinazione in poco più di mezzora. All’improvviso il sentiero s’inoltra in una galleria. Io li dentro non ci entro per nessun motivo al mondo. Mi siedo un attimo a riflettere ma, una volta seduto, non riesco a pensare a niente. Tutt’attorno è buio totale. Sento dei passi. Mi giro e noto una luce venirmi incontro. Si materializza una bambina. Penso che forse in questo momento sarei molto più sereno se, a tempo debito, avessi preferito le partite di pallone ai film d’orrore. Inizio io il dialogo, devo rompere il ghiaccio. Le chiedo quanti chilometri mancano ad Aguas Calientes. Risponde che la città sorge proprio alla fine della galleria. Camminiamo assieme per qualche minuto. Sta tornando dall’orto del nonno e porta in grembo qualcosa che non riesco a vedere. In men che non si dica m’invita a passare la notte nella casa dei suoi genitori. Forse mi vuole uccidere, penso. Poi mi “disoccidentalizzo” un po’ ed il timore scompare. Accetto sorridente. Intanto prende vita Aguas Calientes.

7aguas

La città è tutto ciò che non avrei mai potuto immaginare dopo ventidue chilometri di camminata in mezzo al nulla. Hotel di lusso, ristoranti italiani ed infiniti negozi di souvenir creano un vero e proprio mostro urbano. Ci sono turisti ovunque. Almeno il 70% di queste persone ha capelli biondi ed occhi azzurri. La bambina mi ferma con una mano e mi indirizza verso la sua dimora. Sulla porta della casa noto la scritta “hotel Angel”. Ad invitare ospiti nell’hotel dei propri genitori sono bravi tutti, penso. Sono situazioni tipicamente sudamericane. Chiarisco ogni mio dubbio parlando direttamente con sua madre che siede alla reception. Passerò la notte qua, ovviamente dietro corrispettivo in denaro. Il prezzo (25 Soles per una doppia ad uso singola) mi sembra comunque buono e, viste le pietose circostanze in cui verso in questo momento, non posso permettermi di cercare altro. Anche perché l’indomani sarà un giornata alquanto impegnativa. Non faccio neanche in tempo a sistemare lo zaino che due ragazze coreane s’introducono nella mia stanza. Forse oggi è la giornata mondiale delle allucinazioni. Hanno bisogno del mio aiuto per riuscire a comunicare con la proprietaria dell’hotel. Mi chiedono se sappia parlare inglese. La stanchezza decide di farmi rispondere negativamente. L’ultimo rumore della giornata è l’acqua della doccia che s’infrange contro il pavimento.

3 Commenti

  1. ..l’inaspettatissimo commento direttamente dalla professoressa! non c’è soddisfazione migliore, sai? sono proprio questi tipi di riscontri ad incrementare quella leggera adrenalina-post-pubblicazione che mi incolla al monitor ogni domenica. Grazie infinite.

  2. credevo di aver conosciuto in ragazzo simpatico e sveglio che ama gli animali, vedendoti seduto per un’ora per terra a giocare con loro, ora so che sei anche uno scrittore, un bravo scrittore, con uno stile giornalistico che mira all’essenziale, ma che sceglie con cura, forse proprio per questo, le ‘parole per dirlo’. riesci a farci essere lì e questo è buono, mauro, continuerò a leggerti ed a guardare le splendide foto che, immagino, hai fatto ancora tu.

  3. Davvero bello. Uno stile asciutto, netto e coinvolgente. Soprattutto complimenti per le ‘palle’, che io non avrei avuto mai! 😉

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