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Il videoritrovo di Google+ ci cambierà la vita?

Videoritrovo su google+Credo che chi abbia un po’ di dimestichezza col pc si sia trovato a riflettere su come sia cambiata la sua vita fra prima e dopo l’arrivo del computer e della rete. A me -estremamente disordinato e allergico a catalogazioni- col pc è cambiata moltissimo, anche se a posteriori posso dire che la funzione più sconvolgente è stata quella della e-mail.

Ebbene, ieri per un attimo ho avuto la sensazione che forse oggi siamo di nuovo davanti a qualcosa di simile, ad un salto che fra qualche tempo ci farà guardare indietro utilizzando le categorie di prima e dopo.
Sto parlando del servizio Videoritrovi di Google+ (l’evoluzione del social network pensata da Google) che pochi giorni fa ci ha permesso di fare una riunione di redazione di Radio Pereira di straordinaria efficacia. Una cosa inedita.

Come fossimo intorno allo stesso tavolo (anzi meglio, poi spiegherò perché) ci trovavamo:
Andrea Marzi, coordinatore RP, a Bologna, Vanny Rosso, responsabile web RP a Pesaro, Andrea Zucchi, redattore RP, Pesaro, Simone Cecchini, responsabile programmatore RP, Giorgia Copponi e Daniel Di Pietro web designer amici di RP a Roma.
Era una riunione molto importante visto che stiamo lavorando alla realizzazione grafica e strutturale del nuovo sito di Radio Pereira che sarà molto più ricco e capace di ospitare tutto il materiale che si va producendo con l’arrivo di nuovi autori e rubriche.

Avevamo tutti scaricato e avviato il programma Google + e con pochi e semplici passaggi ci siamo ritrovati tutti “insieme”.
I più esperti diranno: dov’è la novità? Skype già da tempo consente la video conferenza fra più persone collegate. Qui sta la magia e la differenza (enorme nella prova pratica) ed è tutta in una funzione automatica che opera come una vera regia video mettendo in primo piano il viso di chi sta parlando.
Se osservate la schermata c’è una grande finestra principale (la persona che sta parlando) con sotto altre finestre (le altre persone collegate e in ascolto). Il programma di Google+ mette in rilievo chi parla, focalizzando l’attenzione su di lui, senza che nessuno debba fare niente. A conferma che il mezzo è il messaggio ed ha uno specifico tutto suo, la scoperta che ho fatto è che in questo modo la “riunione” è molto più disciplinata negli interventi, si è più inclini ad aspettare che chi parla abbia finito il suo intervento e l’efficacia della comunicazione è maggiore, oltre al fatto che nel contempo ci si possono scambiare link via chat o anche vedere tutti insieme lo stesso video Youtube e commentarlo in diretta.

Per onor di cronaca c’è stato un vistoso neo nello svolgimento della riunione di cui parlavo… dopo pochi minuti, purtroppo Giorgia e Daniel (www.Zeego.net) preziosi sostenitori di Pereira specializzati in web design, sono stati costretti a scollegarsi perché il loro studio sconta la grave colpa di collocarsi fuori dal raccordo anulare di Roma, in quella terra di nessuno così estesa in Italia dove la banda invece che larga è stretta, strettissima.
Praticamente un perizoma.
Ma per questo problema anche le meraviglie di Google+ possono fare poco. Certo, se invece che un gabinetto di giuristi ad personam ci fosse un vero governo avremmo qualche speranza, ma così…

Pereira

Pereira

348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>