Petrolio e Democrazia

Petrolio e DemocraziaDa oltre due decenni sentiamo parlare di crisi della sinistra. Da qualche anno a questa parte, si levano voci sempre più allarmate sulle sorti della stessa democrazia.

Sinistra? Democrazia?
Parliamone.

Una necessaria premessa. Quella che mi accingo a scrivere non è la Storia (non è questa la sede e io non ne ho la competenza non essendo nè uno storico nè un economista), ma una storia. Necessariamente parziale, frammentata, incompleta e partigiana. Mi piacerebbe potesse fornire lo stimolo per altri contributi, altre storie con cui confrontarsi e integrarsi.

“Se non sai dove vai ricordati da dove vieni”, dice un vecchio proverbio.
La democrazia moderna nasce nel momento in cui una nuova classe economica, la borghesia, si affaccia sulla scena europea con nuove potenzialità e nuove esigenze produttive.

Prima c’era il feudalesimo, il principale strumento di produzione era la terra e la ricchezza era nelle mani dei nobili grandi proprietari terrieri. Gli uomini, spesso poco più che schiavi, legati al territorio e al nobile che ne era il signore e padrone, rappresentavano la forza necessaria a “far funzionare” la produzione.
Poi venne il telaio meccanico. Per la prima volta la produzione poteva avvenire grazie ad una forza nuova, non più nè umana nè animale.

La capacità di produrre beni conobbe uno sviluppo fino ad allora sconosciuto. Nacquero grandi ricchezze e nuovi soggetti economici privi, nell’antica organizzazione sociale, di potere politico. Nacquero grandi opifici, inizialmente vicini ai grandi fiumi, dove una enorme quantità di persone dovevano lavorare in spazi ristretti.
Nacque la “forza lavoro”. Poi, l’energia dei fiumi venne sostituita con quella del vapore.

E nacquero le miniere. E masse ancora più numerose di persone dovettero lavorare in spazi ancora più ristretti.
Bisogno di potere politico della nuova classe borghese e necessità di sottrarre grandi masse di lavoratori dal vincolo di un preciso territorio (per permettere che si trasferissero là dove c’era bisogno di manodopera) generarono le grandi rivoluzioni politiche (inglese, americana, francese) e crearono i concetti di individuo, di libertà individuale, ecc.

Generarono la “democrazia”.
Democrazia? Ripeto: parliamone.

L’Inghilterra “democratica” rimase una grande ed opprimente potenza coloniale anche dopo essere diventata laburista (almeno fin dopo la indipendenza dell’India, nel 1947). La storia della democrazia in Francia fu ancora più controversa con l’abbandono delle pretese di potenza coloniale solo dopo la guerra di liberazione dell’Algeria (1962).

Negli Stati Uniti le esigenze degli stati del Nord (industrializzati) che avevano bisogno di sempre maggiore manodopera, scontrandosi con quelle degli stati sudisti (prevalentemente agricoli) che utilizzavano gli schiavi come primario strumento di produzione, portarono alla Guerra di Secessione per l’abolizione della schiavitù (permanendo condizioni di sostanziale apartheid fino agli anni 60 del 900, e oltre).

La democrazia borghese riconosce, nei fatti, “liberté, egalité, fraternité” solo ai cittadini che sono “soggetti economici”. “No taxation without representation” -nessuna tassa senza rappresentanza- funziona anche all’inverso: non avrà rappresentanza chi non può pagare le tasse.

Non c’è da stupirsi, quindi, se tante Costituzioni “democratiche” concedevano il diritto di voto solo a chi possedeva un certo “censo”, cioè a chi era certamente tassabile. Il criterio era: chi paga decide. Così tutt’ora in USA vota sostanzialmente solo il ceto medio, quello direttamente coinvolto nella dinamica tasse/servizi dello stato.

Il marxismo classico a questa intrinseca limitazione della democrazia ha dato una risposta radicale: la statalizzazione di tutti i mezzi di produzione avrebbe permesso a tutti, attraverso il partito/stato, di diventare co-proprietari e quindi soggetti economico-politici a tutti gli effetti.

Le varie riposte “capitaliste” -dalle forme dittatoriali in Italia, Germania, Spagna, Portogallo, ecc., alle forme keynesiane, dai partiti “popolari” a quelli più dichiaratamente socialdemocratiche/laburiste- hanno previsto l’intervento dello stato al fine di far crescere il “ceto medio”: un ceto che potesse essere soggetto politico diventando economicamente rilevante sia come produttore che come consumatore.

Questa risposta è resa concretamente realizzabile dall’invenzione dei motori funzionanti coi derivati del petrolio (e di quelli funzionanti con l’elettricità, anch’essa prodotta col petrolio), molto più facilmente estraibile e trasportabile del carbone e a maggiore resa energetica.
L’organizzazione tayloristica del lavoro e il petrolchimico fanno il resto.
Inizia l’era dei beni di consumo di massa. La quantità di prodotti e di ricchezza accessibili a milioni di persone raggiungono dimensioni finora impensabili.

Gli Stati Uniti sono avvantaggiati da enormi giacimenti petroliferi facilmente raggiungibili. La storia del bovaro che diventa ricchissimo grazie alla scoperta del petrolio nel giardino di casa entra nell’immaginario collettivo.
In tutti gli stati di quello che verrà definito “l’Occidente” nasce il welfare, l’assistenza statale ai bisogni della popolazione.

E’ anche grazie alla propria superiorità energetica che gli Stati Uniti (e i loro alleati) vincono la seconda guerra mondiale alla fine della quale vi è la grande ondata di crescita del “ceto medio produttivo”, entro cui nel volgere di poco più di un ventennio potranno essere inclusi anche gli operai e i contadini (ne rimangono fuori fasce più o meno grandi di sottoproletari).

Si realizza, in questa fetta di mondo, la “democrazia borghese” (o democrazia parlamentare rappresentativa) che ha come caratteristica sociale la predominanza del ceto medio, come premessa economica il petrolio a basso prezzo e come organizzazione internazionale un’alleanza a carattere tendenzialmente imperialista che mantiene il dominio sul resto del mondo da cui si rifornisce di petrolio e materie prime.

In questa fetta di mondo la sinistra ottiene delle vittorie nel senso di ridistribuzione della ricchezza anche grazie al rischio che le popolazioni si rivoltino per aderire all’altro “blocco”.

Questo piccolo “paradiso” subisce il primo shock agli inizi degli anni ’70 del ‘900. (Chi si ricorda le domeniche senz’auto?). Improvvisamente si scopre la “penuria” di petrolio. Ci dicono che è dovuta al conflitto arabo-israeliano, ma qualcuno pensa che il fatto che in quegli anni declina l’estrazione petrolifera interna agli USA sia solo una coincidenza?

La “penuria” è in realtà la stretta dei paesi produttori per produrre rincari. Enormi quantità di denaro vengono trasferite dai paesi industrializzati ai paesi produttori di petrolio. Comincia la crisi della democrazia basata sul petrolio a costo zero (o quasi) a cui per decenni si risponde mantenendo artificialmente alta la domanda interna e il livello di welfare attraverso l’aumento esponenziale del debito pubblico.

Signori, fine corsa!

I debiti non si possono più aumentare, anzi occorre iniziare a pagarli.
La frizione tra paesi produttori e paesi consumatori di petrolio si acuisce (la questione islamica -lo “scontro di civiltà”- è riconducibile e questo).

Il gioco si è rotto e i pezzi non si possono ricomporre anche perché nuovi dirompenti fattori vi si sono aggiunti.
Ogni analisi politica che non tenga conto di questo è risibile.

Come da premessa, questa è una storia. Se non vi piace, in un prossimo post proviamo a raccontarne un’altra. (Ma le due -o più- temo che non saranno mutualmente escludenti).

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Blade Runner
Blade Runner
17 Agosto 2011 19:56

@ Gaioing Concordo pienamente con il tuo discorso. Personalmente credo che molto si possa fare partendo dal basso, cioe’ dando valore alle proprie scelte quotidiane che mettono il proprio sassolino su un piatto o l’altro della bilancia. (cioe’pro o contro le lobby) Se in tanti metteremo un sassolino sul piatto contro le cose inizieranno a cambiare. Pensiamo alla grande rivoluzione di Gandhi fatta col principio della non cooperazione non violenta partita, se non erro, dal distruggere e non utilizzare piu’ i tessuti inglesi. Tante persone che singolarmente adoperavano “solo” i tessuti personalmente prodotti hanno destabilizzato il grande impero che li… Leggi il resto »

Gaioing
Gaioing
17 Agosto 2011 09:05

@ Blade Runner Attualmente le lobby energetiche sono vincenti nel far ritenere valido il modello a risorse limitate, di conseguenza occorre difendersi proprio coi criteri, che definirei eco-etici, di cui hai parlato. Per altro cominciano ad esserci delle prove evidenti che è possibile un modello eco-energetico diffuso, tale da rendere pure possibile il problema della distribuzione dei redditi. A mio parere la scienza è arrivata ad usare la fusione fredda e pure il controllo gravitazionale ma solo e volutamente nelle applicazioni militari. Se tali tecnologie dovessero essere applicate al campo civile puoi star certo che moltissime cose cambierebbero. Ma a… Leggi il resto »

Blade Runner
Blade Runner
15 Agosto 2011 20:37

Credo che ci si debba comunque confrontare con il problema del limite delle risorse. Non credo nella filosofia del tutto intorno a te (anzi mi infastidisce parecchio). Qualunque discorso che tenda a spostare l’attenzione dalla necessita’ di valutare le risorse e consumi e’ per me destinato a diventare una coperta troppo corta. Non credo sia corretto pensare che le nostre risorse siano illimitate, arrivera’ sempre il giorno in cui il bilancio non sara’ in pareggio. E gia’ da ora come possiamo, noi nati per caso nella piccolo pezzetto opulento, avido ed egoista del pianeta, parlare di energie facili ed accessibili… Leggi il resto »

Gaioing
Gaioing
14 Agosto 2011 09:39

La visione molto comune di un pianeta e di un universo limitati di risorse energetiche genera automaticamente il concetto di domanda crescente e di offerta limitata e quindi l’accumulazione di grandi capitali in poche mani. Questo è il solo grande ostacolo a una vera democrazia. La verità è esattamente all’opposto. Il pianeta terra è ancora molto ricco di energia.Ancora di più lo spazio dell’universo non è vuoto ma è un pullulare immenso di energia. Quando si arriverà a trasformare questo mare di risorse, non a caso diffuse, in tecnologie facili ed accessibili a tutti, ci sarà la vera democrazia. Già… Leggi il resto »

Blade Runner
Blade Runner
13 Agosto 2011 19:29

hiedo scusa, per mero errore ho scritto erroneamente grazie Norman Blade, ovviamente volevo scrivere
Grazie orman Bates.

Prego il moderatore di correggere l’imprecisione.

Blade Runner
Blade Runner
13 Agosto 2011 16:58

Ottima analisi! Grazie Norman Blade. Riparto da: Signori, fine corsa! Non ho nessuna storia da raccontare (non ne ho le competenze) ma voglio condividere con voi l’ultimo libretto che ho letto. Si intitola: L’altra via – dalla crescita al benvivere, programma per un’economia della sazieta’. La sintesi sulla quarta di copertina: Quando si e’ mangiato a sufficienza, ogni altro boccone provoca maessere. Il pianeta e’ in stato comatoso, non esistono piu’ le condizioni per inseguire il mito della crescita: e’ urgente ritrovare il senso di sazieta’, imparare a fare i conti col senso del limite e nel contempo garantire sicurezze… Leggi il resto »

Emiliano Jatosti
Emiliano Jatosti
12 Agosto 2011 06:46

Molto interessante, davvero. Da antropologo e studioso di urbanizzazione mi piacerebbe parlarne a voce.