Berluscraxi

BerluscraxiItalia. XIII secolo. Dall’inespugnabile Rocca di Radicofani, Ghino di Tacco, profittando della propria posizione di dominanza sulla via francigena (unica via di comunicazione tra Firenze – quindi il nord Italia e l’Europa- e Roma) depreda coloro che vi passano e sfrutta la collocazione della Rocca tra il territorio senese e quello di Roma, alleandosi ora con l’uno ora con l’altro, per alimentare il proprio potere.

Italia. Anni ’80 del XX secolo. Craxi, segretario del Partito Socialista Italiano, firma con lo pseudonimo di Ghino di Tacco i propri editoriali sul giornale di partito l’Avanti!
E’ questo il simbolo di un insieme di comportamenti che, in nome di una presunta “modernizzazione” e “de-ideologizzazione”, rivendica il diritto alla “rendita di posizione” e riporta il clima politico, sociale e umano dell’Italia al medioevo. A partire da quegli anni la politica italiana si trasforma sempre più in territorio di battaglia di una continua guerra per bande.

Le caratteristiche della “banda” sono: il fatto di riunirsi attorno a un capo/condottiero che distribuisce favori ed onori ai propri accoliti, l’aggregazione di individui sulla base di alleanze di potere e di interessi materiali, la tendenza a entrare i conflitto con altre bande per lo sfruttamento di possibili fonti di ricchezza e la sua frammentazione interna quando diventa troppo grande con formazione di sotto-bande e sotto-capi in competizione tra loro e, talvolta, col capo riconosciuto.

Le nefaste conseguenze di quel processo in politica sono sotto gli occhi di tutti.
La proliferazione di partiti “personali”, a destra come a sinistra, nati e viventi attorno alla figura -più o meno carismatica- del “Capo” il cui nome campeggia sul simbolo stesso del partito non è, come si crede, la personalizzazione della politica, ma la creazione di piccoli eserciti politici personali, bande per l’appunto, aggregazioni temporanee di individui in cerca di “massa critica” sufficiente per ottenere il soddisfacimento di interessi parziali e a breve termine. Pronti a dividersi e rimescolarsi su interessi diversi, puntando, ogni volta, sulla forza che gli proviene dalla propria “posizione”.

Il fenomeno dei cosiddetti “Responsabili”, passati dalla opposizione al sostegno al governo in cambio di qualche prebenda e un po’ di notorietà, è solo una perla della lunga collana di episodi simili realizzatisi negli ultimi vent’anni.

Il paradosso del craxi-berlusconismo è proprio questo: ha prodotto quella che è stata apparentemente la più forte e carismatica leadership dopo quella di Mussolini e riesce ad esercitare questa forza solo quando c’è da salvare il Capo -e i suoi accoliti- cioè il sistema stesso.

Il messaggio principale è: con Lui, Tu potrai ottenere ciò che vorrai; purché “ti faccia furbo”. Tanto, prima o poi, ci sarà un condono, uno scudo, una prescrizione, una depenalizzazione, un indulto, un’amnistia, un’elezione, un “investimento popolare” che ti salverà.

Dalla politica il “ritorno al medioevo” tracima in tutti i settori della vita collettiva, diventa il modo di essere e di pensare degli italiani: dalle organizzazioni lavorative ai condomini, dai comitati di strada e/o di quartiere pro o contro qualcosa alle associazioni culturali, sportive o professionali.
Il tasso di rissosità, tra individui e gruppi, diviene elevatissimo e con esso la paralisi, l’inefficienza e la impossibilità a decidere.

L’Italia si trasforma in un enorme condominio dove gli inquilini dei piani bassi si oppongono all’installazione dell’ascensore (a che serve a loro?), quelli dei piani alti scrollano le tovaglie e relative piccole scorie alimentari sui panni stesi ai piani di sotto, ognuno installa la propria antenna satellitare in terrazza accanto al motore dell’aria condizionata in un crescendo di bruttura e di rumore. Un colossale casamento di periferia dove si urlano i fatti propri a finestre aperte e ci si espone in mutande sulla terrazza, salvo invocare la “praivasi” alla prima protesta altrui.

Un’Italia di “brutti, sporchi e cattivi” la cui efficienza produttiva declina continuamente.

Una continua guerra di tutti contro tutti che non ha nulla a che fare con la “liberazione dello spirito animale” sostenuta dai liberisti: quest’ultima è l’idea che la possibilità di arrivare alla soddisfazione dei bisogni egoistici individuali spinga i singoli ad un maggiore impegno, ad una maggiore creatività che a sua volta porta ad un aumento della ricchezza collettiva.
Per permettere ciò, il liberismo vero ha inventato una serie di leggi severissime contro le rendite di posizione, presenti e future, contro tutte le “furbizie”, a favore di un continuo rinnovamento e superamento dell’equilibrio pre-esistente.

Esattamente il contrario di quanto accade in Italia col craxi-berlusconismo che ha prodotto inamovibilità e invecchiamento della classe dirigente del sistema-paese, inefficienza dei meccanismi decisionali a qualsiasi livello, proliferazione di “furbetti del quartierino”, corruzione, sfiducia dei cittadini verso la politica e le istituzioni, localismo, insofferenza delle regole, incapacità di sopportare le inevitabili frustrazioni, la pretesa del diritto alla “strada più facile e comoda” alla ricchezza e al successo.

In questi giorni si mette in scena lo spettacolo di un paese diviso su tutto e della sua maggioranza di governo incapace di decidere una manovra economica, la nomina del governatore della Banca d’Italia, l’età pensionabile, le festività riconosciute, ecc., ma unita e compatta a salvare un suo membro (Milanese o Romano che sia, con buona pace dell’ultrà padano Umberto Bossi che ormai ha sostituito la falsa mitologia dello spadone di Alberto da Giussano con la volgare materialità del proprio dito medio).
Di questo spettacolo, esito ed epifania della medioevalizzazione rissosa, paghiamo un prezzo economico altissimo (e più ancora pagheremo) mentre l’aquila imperiale si profila all’orizzonte (cha sia la temibile aquila tedesca o l’aquila meccanica di Confindustria).
E sapete qual’è la cosa più sconcertante (e triste)?
Che molti di noi, anche i migliori, cominciano ad augurarsi che l’Aquila vinca!

P.S.: ma si può dar credito a chi vuol sostituire i Draghi con i Grilli?

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Gaioing
Gaioing
3 Ottobre 2011 18:26

@Norman Ma chi sono questi “anche migliori tra noi”? No… L’aquila di Confindustria ha già perso ; basta pensare che è rappresentata da Emma Marcegaglia campionessa dei termovalorizzatori così detti e degli incentivi statali su di essi pagati a pioggia. Quanto all’aquila tedesca, da un punto di vista valutario puro (vedi euro), ha già vinto, ma non le conviene troppo spigerci in un fosso. Potremmo anche tornare alla lira per usi interni e pagare il ns debito in euro in una decina di anni circa. Il problema è di noi cittadini che dobbiamo avere un sussulto per esprimere una nuova… Leggi il resto »