In questi giorni il mondo della musica è stato scosso da diversi importanti avvenimenti.
E se da un lato si piange la scomparsa di Etta James, icona della musica black e regina incontrastata del blues, dall’altro si festeggia l’impresa di Adele che giunge alla sedicesima settimana consecutiva di permanenza sulla vetta di Billboard, la classifica americana dei 200 album più venduti. La giovane cantante inglese, con il suo più recente album “21”, sorpassa i mostri sacri Beatles e Pink Floyd, fermi a quota 15 rispettivamente con Sergent Pepper e The Wall, e si prepara ad attaccare i detentori del record, ovvero Elvis Presley e Whitney Houston (presente per la colonna sonora di The bodyguard, non pare incredibile?).
E cosa accomuna la giovane rivelazione inglese con la matriarca del blues, tanto per usare una definizione cara ai giornalisti del settore? Di certo non la presenza sulle classifiche di Billboard: Etta James ha vinto nella sua carriera decine di awards di ogni tipo, ma al numero uno della classifica americana delle vendite non credo ci sia mai nemmeno avvicinata.
Il legame in questo caso è dato dal fatto che Adele ha sempre dichiarato che la sua passione per la musica soul deriva dall’ascolto dei dischi di Etta James e ha citato in diverse occasioni l’artista losangelina come fonte di costante ispirazione. E se la riconoscenza delle cantanti che l’hanno adottata come Musa negli ultimi 50 anni, o quella degli sposi che al loro matrimonio hanno danzato sulle note di At Last, dovesse valere qualche punto nelle celesti classifiche del paradiso, allora Etta in questo momento ci starebbe guardando proprio di lassù.
Jamesetta Hawkins, nasce nella città degli angeli nel 1938, da una madre appena quindicenne e da un padre che ha un nome e un volto, quello del giocatore di pool Minnesota Fats, ma solo per convenzione e dovere di cronaca. A partire dall’infanzia la vita di Jamesetta, la diva dalla capigliatura biondo platino, non è mai stata facile e la musica ha sempre rappresentato un’ancora di salvezza, un salvagente a cui aggrapparsi nei momenti più tristi e dolorosi. Fondamentale l’incontro con il cantante produttore Johnny Otis, anche lui scomparso in questi giorni all’età di 91 anni.
L’esordio, giovanissima, con le Creolettes, poi il passaggio al gruppo delle Peaches, fino alla inevitabile decisione di tentare con la carriera da solista. Jamesetta Hawkins elimina il cognome, scompone e inverte il nome di battesimo e diventa Etta James. Di lì a breve il contratto con la Chess Records, i primi successi che la fanno conoscere al pubblico americano, il suo album più amato ed acclamato di sempre At Last. Da allora in avanti la sua vita sarà caratterizzata dall’inesorabile altalena tra successi artistici, problemi legati alla dipendenza dalle droghe, importanti riconoscimenti e lunghi e ricorrenti periodi di brownout.
Dopo ogni rovinosa caduta Etta riesce sempre a rimettersi in piedi grazie alla musica e alla sua instancabile vena artistica. Soltanto nel 2009, il fisico minato dalla leucemia e dall’alzheimer, si ritira dalla scena musicale per affrontare, circondata dall’affetto dei familiari, una malattia che la costringe al silenzio.
Recentemente aveva dichiarato durante una intervista: “La mia vita è stata davvero dura, mi ha messo alla prova in molte occasioni, ma è stata davvero entusiasmante e se potessi rivivere farei esattamente ogni singola cosa che ho fatto”.
Ma al di là delle discusse vicende personali il dogma che possiamo ricavare ascoltando la voce di Etta è l’assoluta padronanza e confidenza nell’affrontare qualsiasi genere musicale: il blues, il jazz, il rhythm and blues. Sempre intessendo trame con la sua voce versatile e densa di imprevedibili nuances, sempre cantando con l’anima e la grinta di cui era capace.
Ci mancherà sicuramente Etta James, ma la sua sconfinata produzione discografica, più o meno una cinquantina di album pubblicati, ci auterà a ricordarla negli anni a venire.
Da oggi Radio Pereira celebrerà la scomparsa di Etta James proponendo una rotazione maggiore dei suoi successi e dei brani che regolarmente fanno parte da tempo delle nostre playlist. Per chi invece volesse approfondire la conoscenza di questa artista vi segnalo un articolo biografico (disponibile anche in podcast), uscito sul nostro blog un po’ di tempo fa.
Miss Peaches ci lascia e se ne va una delle voci che hanno contribuito a scrivere la storia della musica nera.
Per chi fosse interessato, vi segnalo un vero e proprio tributo, sentito e commovente, per una delle voci piu’ importanti del Blues. Punto.
http://potatopiebadbusiness.com/2012/01/22/weekend-con-il-morto-postilla-etta-james/
Saluti,
Agostino