Quando Davide Zaccaria mi raccontava di come è morto Bernardo Sassetti ho avuto un sussulto. Già la scomparsa del grande pianista appena quarantaduenne mi aveva colpito, mapoi sapere che era caduto da una falesia nei pressi di Guincho dove si era sporto per scattare fotografie, il suo grande hobby, mi ha rattristato ancora di più. Musicista classico e jazz, Bernardo amava comunque il fado.

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La collaborazione con Carlos do Carmo, voce leggendaria degli ultimi cinquant’anni, lo ha portato a registrare più volte con lui e a partecipare al concerto del Coliseu diventato anch’esso un cd di grande importanza. In quest’ultima occasione, Bernardo guidava l’orchestra Sinfonietta di Lisbona. Aveva arrangiato una serie di brani, contribuendo a quel successo che Carlos do Carmo meritava, visto che veniva festeggiato per i primi quarant’anni di carriera. Ora Sassetti non c’è più. Lo avevo conosciuto a Pontedera, luogo simbolo dell’amicizia italo-lusitana. Lui e la moglie, l’attrice Beatriz Batarda, avevano preparato un recital per il festival Sete Sois Sete Luas. Allegro e sorridente, avevamo condiviso pensieri su Lisbona e sull’arte in genere, lui curioso della cultura italiana, io pronto a saperne sempre di più di quella portoghese. Mancherà molto, al suo Paese e alla musica internazionale. Come manca già molto ai fadisti Ana Maria.

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A meno di 50 anni ci aveva infatti già lasciato la cantante di origine angolana, grande personaggio della Taverna d’El Rey all’Alfama. Ascoltarla era un piacere, anche quando accompagnava nei suoi duetti Jo-Jo, la divertente padrona e animatrice del locale. Ana Maria è rimasta fino all’ultimo attaccata al suo fado e la ricorderemo una sera di Natale regalarci delle superbe interpretazioni, non solo di classici, ma anche di quella che chiamiamo world music e che attraversa Paesi e mari senza perdere intensità emotiva. Quella che mai ha perso fino ai suoi ultimi giorni Alcindo de Carvalho.

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Ho ricordato tante volte “Cabelo branco e saudade”, lo spettacolo nel quale Alcindo cantava assieme ad Argentina Santos e Celeste Rodrigues, e assieme a Ricardo Ribeiro, “convocato” a nome della nuova generazione del fado, ma particolarmente legata a quella più tradizionale. Alcindo fino alla fine è stato fadista e la sua morte è stata pianta in tutte le case. Il suo erede è decisamente Ricardo, che ora si esibisce al Faia, nel Bairro Alto. I loro duetti erano uno dei picchi maggiori dello spettacolo.

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Parlavamo recentemente della scomparsa – dato che oggi siamo in vena di ricordi – di Raul Nery, che ha seguito nell’eden dei fadisti un altro grande guitarrista, Fontes Rocha. Erano due degli accompagnatori fidati di Amalia Rodrigues, c’era anche Carlos Gonçalves e tutti assieme hanno rappresentato il fado dell’epoca d’oro. I loro novant’anni sono stati vissuti d’impeto, Fontes ci ha lasciato in eredità il nipote Ricardo Rocha, un grande della guitarra portuguesa, sicuramente fra i  concertisti più all’avanguardia. Ma sentiamoli assieme Raul e Fontes, in questo “conjunto“ fenomenale.

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Cambiano le generazioni, ma il fado è sempre quello, anzi, non può che migliorare. E non possiamo che esserne felici. Ma ogni volta che un tassello del domino si perde è comunque un dolore.

Riccardo Iannello

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