minatori di Nuraxi FigusLa sera di domenica 26 agosto i lavoratori della Carbosulcis hanno deciso di occupare la miniera di Nuraxi Figus, nel sud ovest della Sardegna, e di tenere sotto “sequestro” 600 chili di esplosivo, a 373 metri di profondità. Una quarantina di minatori che protestano per farsi ascoltare dal Governo. Uomini che vogliono proseguire ad oltranza finché non verrà accolta la loro proposta-progetto di rilancio della miniera con la produzione di energia pulita dal carbone attraverso la cattura e lo stoccaggio di CO2 nel sottosuolo. Un’idea perfetta, per la salute, l’ambiente, il territorio in genere e la sua economia.

Livelli di mortalità che fanno rabbrividire e che forse farebbero tristemente invidia ai tarantini. La regione del Sulcis-Iglesiente versa in uno stato drammatico che sembra non interessare a molti. Decine di anni di lavorazione del piombo e dello zinco, avvelenamento dell’aria dovuto ai gruppi a carbone dell’Enel (convertiti poi a biomassa ed olio combustibile), fanghi di lavorazione inquinanti, una grande discarica privata di “rifiuti speciali”.

La miniera, che conta attualmente 463 lavoratori, è già stata protagonista di importanti occupazioni nel 1984, nel 1993 e nel 1995, in cui si raggiunse il record di 100 giorni. Dal 1996 la Regione Sardegna ha speso 600 milioni di euro per mantenere aperte le miniere della società Carbosulcis, che ha chiuso il 2011 in perdita per 25 milioni di euro, nonostante i 35 milioni di finanziamenti pubblici.

Domani molti minatori marceranno su Roma per evitare la chiusura della società in questione, controllata interamente dalla Regione Sardegna. E i quaranta che protestano sotto terra sono intenzionati a resistere finché l’Esecutivo non avrà trovato una soluzione accettabile. In caso contrario il 31 dicembre la cava dovrà chiudere.

Entro questa data perciò la Regione dovrà indire un bando internazionale per la realizzazione di un impianto che utilizza una tecnica innovativa di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica (CSS, Carbon Capture and Storage) prodotta dalla filiera termoelettrica, in modo da non generare emissioni nocive nell’atmosfera e rispettare i parametri imposti dall’agenda europea per il 2050. Un investimento importante (si parla di 1,6 miliardi, in buona parte assicurabili, forse, dall’Unione Europea) che però sarebbe garanzia di innovazione, sviluppo e occupazione per l’area. Una scelta sostenibile, sotto ogni punto di vista. Eppure sono altre le opinioni del Governo. Secondo il sottosegretario allo sviluppo economico, Claudio De Vincenti, il progetto non sta in piedi perché troppo costoso. Stesso parere sembra essere quello del ministro Passera, che comunque domani dovrà dare delle risposte concrete ai minatori sardi.

Il territorio subisce già la crisi del settore alluminio, soprattutto per gli elevati costi dell’energia. Ma questo progetto di stoccaggio avrebbe il merito di abbatterli decisamente, dando la possibilita’ di arrivare ad una soluzione strutturale del problema del costo energetico.

Ma si sa, in questo Paese siamo bravi a stigmatizzare carnefici e vittime, a mostrare bandiera bianca davanti alle necessità che impone il profitto, ad intenerirci pensando all’inquinamento e alle morti per avvelenamento, a saper piangere sopra gli effetti piuttosto che ad intervenire sulle cause, ad insabbiare la verità, a scartare l’innovazione, a fare economia su ambiente, cultura e salute.

Perciò, auguri cari minatori, io vorrei lottare con voi.

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Gaioing
Gaioing
31 Agosto 2012 14:53

@Eleonora In Cina producono 1 centrale a carbone al mese e se ne fregano del protocollo di Kioto per la riduzione dei gas serra (co2 in primis). Il turista occidentale che visita un qualsiasi distretto industriale nota istantaneamente l’atmosfera carica di smog nebbioso. A Taranto, con l’Ilva, la situazione era simile a parte il colore dello smog da acciaieria più rossastro. Ma oltre al problema smog, una centrale a carbone produce, in tutta la sua vita,solo da 2 o 7 o 17 volte l’energia di cui ha avuto bisogno per essere costruita (EROEI). Ha senso dare lavoro alla gente in… Leggi il resto »

Eleonora
Eleonora
31 Agosto 2012 12:15

D’accordo con te sul sussidio minimo garantito per riconversione industriale.
Per la questione miniere in genere e quindi riguardo l’estrazione di carbone non so cosa dire… se non che questo Paese si accorge sempre troppo tardi dell’obsolescenza di tecniche e processi.

Gaioing
Gaioing
31 Agosto 2012 08:52

Il procedimento di cattura della CO2 è senz’altro innovativo e collaudato ma ha ancora senso estrarre carbone?
Il ritorno dall’investimento energetico del carbone è basso (EROEI da 2 a 7 a 17 secondo vari autori, al contrario dovremmo attuare politiche energetiche con EROEI dell’ordine almeno delle 100 unità.
Più l’EROEI è alto più si garantisce, con le conseguenti politiche energetiche, sostenibilità al pianeta e alla specie umana.
A questo punto occorre riconvertire la mano d’opera ad altre mansioni.
Non vedrei male, assieme alla riduzione degli sprechi, l’introduzione di una tassa di sussidio minimo garantito a disoccupati per riconversione industriale.