Tanti segnali raccolti negli ultimi mesi sembrano convergere su un punto: l’esperienza del M5S di Grillo è ad un passaggio forse decisivo.

Infatti in questi anni la distanza dal potere vero, quello attribuito dalla democrazia con le elezioni amministrative o politiche ha consentito al “sistema Grillo” di comportarsi semplicemente come un guastatore o un fustigatore morale di questo o quel difetto del disastroso stato delle istituzioni politiche italiane. Tale disastrosa condizione della politica è stata anche il principale propellente “elettorale” (leggi esplosione delle cifre nei sondaggi arrivati al 20% e più).

Con Pizzarotti sindaco 5 Stelle di Parma il panorama però è cambiato e sono venuti in luce limiti (già emersi in verità ma bollati come episodi dall’entourage di Grillo) legati ad una disomogena gestione della democrazia a livello locale e soprattutto al rapporto fra il capo carismatico (non eletto da nessuno) e i leader locali (domani potremmo dover dire “nazionali”) eletti in elezioni democratiche a ruoli politici o amministrativi.

Non starò qui a soffermarmi sui singoli focolai di dissenso interno (ma va là?) e su casi specifici quali quelli che riguardano figure significative come Favia (il politico di grado più alto mai eletto in Italia dal M5S) e Filippo Boriani a Bologna.

-In campo gli epurati del Movimento 5 Stelle contro Grillo esposto all’Agcom

-Favia guida la fronda della diaspora grillina

Sono più interessato a osservare le dinamiche più profonde e l’errore (che potrebbe rivelarsi fatale al movimento) del suo fondatore. Ammesso che si tratti di errore e che il fondatore sia effettivamente Grillo e non la Casaleggio Associati.

-Grillo e le sue incognite: le guerre dei manager

In quel caso non si tratterebbe di errore politico ma di fallimento di un inedito tentativo di presa del potere commercial-politica che suonerebbe come aggiornamento tecnologico del tentativo berlusconiano di vent’anni fa.

Come Berlusconi, Grillo fonda il suo potere sul carisma ma è per certi versi più furbo e narcisista tenendosi ben lontano dall’assunzione di cariche politiche come si vorrebbe in democrazia per il leader del secondo o terzo partito del paese. Egli rimane invece apparentemente distaccato dal potere ma dominus che con un clic può spezzare l’avventura politica di chiunque dentro al movimento, anche se democraticamente eletto. Ai lettori chiedersi se questo faccia rima con democrazia.

Come Berlusconi, Grillo ha una pretesa un po’ onnipotente, un po’ paranoica, di avere adepti che si limitino a ripetere i suoi slogan e siano rigorosamente privi di un pensiero proprio. Figurarsi poi se possono avere un pensiero critico.

Questo equivoco nel rapporto fra Grillo e i leader locali porterà sempre più spesso a conflitti interni. Per ora il capo carismatico li epura uno a uno con dei P.s. velenosi alla fine dei suoi post, ma quanto può durare, prima di somigliare in modo imbarazzante ad un Pol Pot della rete?

Pereira

4 Commenti

  1. Grillo è un paradosso vivente.
    Caccia chi non è d’accordo con lui, ma informa i cittadini , con esattezza nei suoi report, sulle vere dinamiche del sistema.
    Il suo scopo quindi non è praticare la forma tradizionale della democrazia che si fonda sul libero scambio di opinioni, quanto piuttosto quelle di formare coscienze critiche verso il sistema, quelle che la nostra falsa democrazia ha offuscato inesorabilmente.
    Andate a leggere nel suo sito il report di oggi e ditemi se esiste un partito, nell’ambito della democrazia istituzionale del ns paese, che ci ha mai informati con esattezza sulle dinamiche trattate (rientro dei titoli del debito pubblico dalle banche di Francia e Germania a quelle dei paesi dei cosiddetti pigs).
    Forse lo ha fatto Niki Vendola di SEL, ma la sua posizione è quella di allearsi col PD che queste cose non si sogna minimamente di dirle, dunque?
    La conseguenza è il caos, ma in tempi cupi di crisi come questa, sentirsi dire da qualcuno, senza mezzi termini, come funziona il sistema, può creare spostamenti elettorali consistenti, proprio verso Grillo.
    Si ha notizia che Berlusconi, spaventato dai sondaggi, abbia detto che, a questo punto, non ha senso candidarsi
    e anche Alfano lo abbia seguito dicendo “io non corro” sic!

  2. Non posso che concordare con il tuo pensiero: tutto ciò fa rima con democrazia? Se individui all’interno del suo movimento hanno posizioni diverse che non possono esprimere (tanto meno discutere), che differenza c’è tra il M5S e l’attuale partitocrazia?

  3. @Pereira

    Non credo che Grillo tenti la scalata al potere,piuttosto si preoccupa di essere il primo nell’esprimere l’anti-potere.
    Come il potere esisterà sempre (visto l’attuale DNA umano) ,così l’anti-potere esisterà sempre.
    Uno che cerca il potere non raccoglie gli eletti e poi li caccia come sta facendo Grillo.
    La conseguenza sarà una fase politica caotica senza che si delineino maggioranze stabili e coese, con alta probabilità che sia proposta di nuovo, dopo il voto inconcludente, la famosa “grande coalizione”, che altro non è che lo standard europeo per tentare di uscire da questa crisi con le regole del consumo-capitalismo.
    Per inciso…l’Argentina , che ha fatto default e non ha accettato “i sacrifici” ,ma ha concordato coi creditori tempi più lunghi di pagamento, ha dato notizia di aver pagato fino all’ultimo il suo debito,restando quindi sempre libera e se stessa.

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