Lucilia e Carlos Do Carmo.

Possiamo chiamarla dinastia, nel significato più positivo del termine. I Do Carmo rappresentano una pietra miliare nel fado contemporaneo. Soprattutto madre e figlio, Lucilia e Carlos, la prima (deceduta nel 1998 a quasi ottant’anni) una grande interprete del periodo d’oro della musica di Lisbona, quella dei grandi teatri e delle riviste, quella che conquistò l’interesse internazionale; il secondo, classe 1939, una delle massime voci maschili di sempre. Il più giovane, Gil, figlio di Carlos, musicista intrigante e manager molto intelligente, spazia dalla tradizione e dalle sue radici al rock.

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Carlos Do Carmo ha oltre quarant’anni di carriera e quando li festeggiò, cinque anni fa, il Coliseu dos Recreios, la Scala della musica portoghese, esplose di felicità. Un concerto importante raccontato in un ottimo cd. Ne ascoltiamo qui alcune tracce, prima “Lisboa menina e moça”, un vero e proprio “canto libero” della città, e subito dopo una gustosa interpretazione di “Um Homen na cidade”.

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Lisbona è al centro della musica di Carlos, che non solo interpreta i classici, ma ha un legame particolare con autori assai importanti come Fernando Tordo o Paulo De Carvalho, rappresentanti di quella città popolare che si stringe attorno ai suoi artisti con particolare affetto. Su Fernando Tordo ho uno di quegli aneddoti personali che mai dimenticherò. L’ho conosciuto una sera, al Museo Piaggio di Pontedera, dove Marco Abbondanza aveva organizzato una delle sue splendide serate di Sete Sois Sete Luas. Lo ascoltai con piacere e accanto avevo Josè Saramago e la moglie Pilar del Rio. Il premio Nobel, che ci manca ogni giorno di più, quel giorno si fece fotografare sorridente su una Vespa: ricordo i suoi racconti di quando andava in grio in motoretta per le strade del Ribatejo. Tordo cantava con la sospensione di chi si sentiva in grande debito verso uno dei miti della sua terra. Ma c’è anche qualcosa di doloroso nell’omaggio al grande Carlos Do Carmo.

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“Teu nome Lisboa” è di per sé una straordinaria canzone e in questo arrangiamento di Bernardo Sasseti acquista ancora di più magia. Bernardo non c’è più, se n’è andato non ancora quarantenne volando dalla scogliera del Guincho. Lo avevamo già pianto qui, ma negli ultimi giorni ho saputo da comuni amici dei particolari atroci di quella morte: nella sua sensibilità, Bernardo ha esaltato il coraggio, ha voluto dare una dimostrazione del proprio amore. Ascoltare il suo pianoforte, vedere le sue mani correre sulla tastiera quella sera al Coliseu, ci fa sentire migliori. Ma bando alle lacrime: la festa per Carlos Do Carmo merita solo applausi e sorrisi. E poi in questi brani si possono ascoltare musicisti esemplari come Ricardo Rocha e Zè Neto, Carlos Manoel Proença e il grande vecchio Josè Maria Nobrega, violista raffinato, signore dell’emozione. Carlos Do Carmo, quindi, non può essere dimenticato da chi ama Lisbona e il fado, come non può non appartenere a tutti i cuori la madre, Lucilia: sentiamo questa sua “Lisboa casta princesa”, tanto per rimarcare l’amore della famiglia per la città che li ha visti nascere (anche se Lucilia è originaria di Portalegre, Alentejo, seppur abbia sposato presto Alfredo De Almeida, storico proprietario di O Faia, mitica casa di fado del Bairro Alto), crescere, diventare famosi, entrare nella storia.

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Se Lucilia e Carlos rappresentano la tradizione, l’orgoglio lisbonese, la voglia di dimostrare che questa città è più viva che mai grazie alla sua musica originale, Gil Do Carmo, rampollo cresciuto col fado, riesce a districarsi in più generi, da quello di “casa” al pop e al rock, che presenta nel suo locale, lo Speakeasy. Ma, ovviamente, non può allontanarsi troppo dal seminato e col suo amico Fernando Araujo, bassista di valore, crea brani interessanti come questo: “Na maré de ti”.

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Un cognome come garanzia, quindi, anche per sentirsi narrare, da Carlos e Gil, tutto quello che si vuole sapere sul fado e dintorni. Per quel che riguarda Lucilia, non solo vivono ancora per lei le varie raccolte discografiche, ma il Museu do fado e da guitarra portuguesa le rende grande omaggio. Giustamente.

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