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Gli indefinibili – squisiti – panini di Patricia

Lasciamo per un momento gli argomenti che mi hanno preoccupato in questi mesi circa il destino di questo paese, per sollevarci un po’ il morale. Come, se non con qualcosa di buono?
Invitato gentilmente ad una festa di reduci (reduci in senso lato, di guerra, di lotta politica, per vicissitudini personali) la signora Patricia, amorosa mamma di tre splendidi bambini, ha offerto ai presenti una squisitezza indefinibile. Non vi annoierò descrivendola, è così facile da preparare che vi suggerisco di provare a cucinarla.

Pereira

Panini dolce/salato di Patricia

Mettete nel frullatore :
3 uova intere
1 bicchiere di olio di semi
2 bicchiere di latte
2 cubetti di lievito
5 cucchiai di zucchero
1 cucchiaio di sale

Frullare per un paio di minuti.

In una insalatiera capiente setacciate 1 Kg di farina e impastate con il liquido ricavato dal frullatore, lavorate bene l’impasto e fate delle piccole palline del diametro circa 5 cm, quindi lasciate lievitare per circa 3 ore.
Infornate a 200° per circa 15 minuti o finché i panini non siano dorati nella parte superiore.
Ancora caldi ungete con del burro la parte superiore e spolveratela con del parmigiano grattugiato.
Verranno circa 60 panini.

Pereira

348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>