Un capitalismo neo-feudale per il post-berlusconismo?

Capitalismo neo-feudaleSi narra che a Napoleone, divenuto che fu Imperatore e avendo egli ripristinato i privilegi nobiliari per i propri familiari, generali e accoliti, qualcuno abbia chiesto cosa restasse dei principi della Rivoluzione che lui stesso aveva diffuso in tutta Europa.
La risposta fu: “La distinzione tra le proprietà dell’Impero e quelle dell’Imperatore.”
Da allora, infatti, le residenze dei governanti (così come le sedi dei Governi), dall’Eliseo al Quirinale, dalla Casa Bianca al Cremlino, appartengono alla “carica” non all’individuo che la ricopre.

Quando, tra qualche decennio, gli storici tenteranno un bilancio di ciò che il berlusconismo ha mutato nei costumi politici e nel “comune sentire” dovranno annoverare anche questo guasto.

Con B., in Italia, è divenuto normale che Capi di Stato stranieri siano ricevuti in residenze private, con il contorno -se del caso- di guitti, trovatori e cortigiane; che le riunioni politiche si svolgano “ufficialmente” a cena a casa del Primo Ministro; che un Sindaco -ancorché di “sinistra”- sia convocato nella villa di famiglia; che la manovra finanziaria, presentata ufficialmente in conferenza-stampa, sia completamente stravolta in una riunione “tra quattro amici” nella casa di uno di loro (sempre lo stesso).

Nel governo delle cose i simboli sono importanti e questo è un degrado dei simboli con effetti devastanti.
Un uomo si è sostituito allo Stato.
Un “imprenditore” che volle farsi Re.
Ma nel governo delle cose, ancor più importanti dei simboli sono i rapporti di forza e di potere.
“L’état, c’est moi.” affermava Luigi XV.
Ed, in effetti, egli riassumeva nella propria persona il potere politico ed il potere economico essendo proprietario (e distribuendo a proprio piacimento ai cortigiani e funzionari più utili e fedeli) il principale mezzo di produzione del tempo: le terre.

La sostituzione delle residenze private alle sedi di Stato diventa ora un sintomo.
Il sintomo di un processo storico non solo italiano: l’impegno diretto del potere economico nel governo dello Stato, senza più la mediazione della strutture della politica come la conosciamo (partiti politici, istituzioni rappresentative, poteri autonomi ed indipendenti, ecc.).
Se l’Italia ne ha presentato l’esempio più clownesco e smaccato, i Bush negli USA costituiscono il caso al contempo più clamoroso e più sottovalutato.
Nella patria della democrazia repubblicana, una dinastia di petrolieri ha preso il comando della macchina statale ed ha scatenato due (anzi tre: Iraq, Afganistan e ancora Iraq) guerre per il petrolio.
Per la prima volta in una repubblica occidentale, a Giorgio I è succeduto Giorgio II (proprio come nelle monarchie feudali), seppure con l’intervallo di Bill a cui, per altro, poco è mancato che succedesse la moglie.

Tutto questo è ben altra cosa del “familismo amorale” da cui è affetta l’Italia: è il ritorno alle dinastie; è la creazione di una specie di “democrazia proprietaria” i cui più fulgidi esempi sono realizzati in Russia ed in altri paesi ex-comunisti.
Se a questo aggiungiamo quanto accade in Cina si compone il quadro complessivo, una sorta di “esperimento della Storia”: il tentativo di creare un capitalismo neo-feudale. Un capitalismo senza le strutture statali (quelle di garanzia della concorrenza e di bilanciamento dei poteri) tipiche del capitalismo della prima rivoluzione industriale (e politica). Un capitalismo che possiede la proprietà privata e la cosa pubblica.
Nella prospettiva storica da cui lo guardiamo noi, il peggiore dei capitalismi possibili.

Ora, in Italia, B. è morto (politicamente e forse anche fisicamente), ma, purtroppo, non se n’è accorto e continua a fingersi in vita infettando con le scorie della sua decomposizione quel poco di vivo che resta nel Paese.
In tali frangenti, si levano da più parti voci che invocano una “personalità” alla guida del governo.
Un personalità, magari, “tecnica”, come se tecnico fosse sinonimo di neutrale, dimenticando che nella dinamica delle classi la neutralità non esiste.
Persino persone apparentemente al di sopra di ogni sospetto (vedi Scalfari o Asor Rosa) arrivano ad agognare un “papa straniero”, un “dittatore illuminato” o, addirittura, un “golpe democratico”.
E si leva la canea contro la “casta” e i costi della politica.
Si prefigurano tagli del personale politico, dimezzamento dei parlamentari, abolizione di assemblee elettive (Province e/o piccoli Comuni).

Fatto salvo che è sicuramente indispensabile la razionalizzazione delle istituzioni legislative e di governo (dal locale al nazionale) e l’abolizione di aberranti privilegi, sembra che i più colpevolmente (e volontariamente?) dimentichino che la democrazia ha un costo e che nulla è più “economico” che un uomo solo al comando.

“C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico”.
Un antico, stantio, minaccioso olezzo di fascismo.

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Gaioing
Gaioing
12 Settembre 2011 21:39

Condivido anche io.
Via il porcellum per primo, per mantenere viva la pressione civica.
Quanto a B. mi aspetto una richiesta di arresto ,una
conseguente imboscata parlamentare e Napolitano che scioglie subito le Camere e lui in fuga.
Ovvero il cigno nero della politica italiana.
Poi governo di larghe intese con a capo un soggetto gradito alla BCE, forse Mario Monti.
In pratica siamo già diventati una succursale dellla Germania.

Rosa
Rosa
12 Settembre 2011 18:00

Condivido. Aggiungo che non mi meraviglio delle affermazioni di Scalfari e Asor Rosa:sono dei liberal…tali restano, e hanno categorie di definizione della politica e di analisi del sociale “interiors” al Sistema. Produrre, consumare, crescere. Ma come e verso dove? Dentro ad una economia gestita dai grossi capitali finanziari, che nulla hanno in relazione alla produzione?Che bruciano miliardi al giorno, arricchendo sempre di piu’ la finanza sacro-massonica cui ci alluse Kubrick nel suo ultimo incredibile film? Saimo alla derivata come minimo seconda, della economia…e stando sul pezzo, cioe’ sul cavaliee, lo immaginerei comunque come piu’ come un elemento di un gioco… Leggi il resto »

Gaioing
Gaioing
10 Settembre 2011 22:31

Nel 94′ Berlusconi è stata la novità, di un imprenditore entrato in politica , offerta ad un sistema di partiti di centro destra totalmente allo sbando. Da allora il blocco sociale espresso da quei partiti, invece di disperdersi, ha continuato a proliferare. B. non ne ha minimamente intaccato i privilegi e nel contempo le sue fortune economiche, al riparo di quel blocco di privilegiati, si sono accresciute. Mi ha colpito la slide finale del Silvio Forever. Recita così: “L’agenzia di stime Forbes calcola che il patrimonio di B. dal 2000 al 2010 si è accresciuto da 1,7 a 7,2 miliardi… Leggi il resto »

Lolaiba
Lolaiba
8 Settembre 2011 12:15

A proposito dell’attacco di massa verso i privilegi dei parlamentari, pur condividendone lo sdegno, mi fanno riflettere queste conclusioni.
C’era qualcosa che “a pelle” mi allarmava in questo furente accanimento di popolo e di media, ecco cos’era! Puzza di fascismo che ritorna ai vecchi fasti facendo leva su di un furore popolare molto facile da sollevare: “il popolo ha fame e i maledetti si ingozzano”. Già visto.