Il lombrico cerca colpevoli?

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il sole di un caldo aprile

Sabato 11 aprile 2020. Sabato santo.
Mollemente disteso su uno sdraio mi godo il sole di un caldo aprile (questo sì crudele).
Intorno a me, il mio giardino.
Una nevicata di bianche margherite è interpuntata qua e là da gialli piscialetto (tarassaco, per quelli che parlano bene).
Qualche tempo fa mi fu raccontato che di fronte a uno spettacolo simile una bimba la cui madre era in “dolce attesa” esclamò: “Ho deciso come chiamiamo il bimbo che deve nascere: se è femmina Margherita, se è maschio Piscialetto!”.
Il destino optò per la femmina.

Il pero giapponese mostra orgoglioso i suoi inutili fiori: produrranno frutti immangiabili.
Solo il caco mostra segni di sofferenza per un’ultima tardiva gelata.
La natura prosegue tranquilla il proprio corso e bellamente, pacatamente, se ne strafrega del coronavirus.

Al di là della rete di recinzione, verso il fiume, continua la silenziosa guerra tra le piante della siepe: l’alianto in lotta col nocciuolo, spargendo le sue sostanze allopatiche tenta di far morire il concorrente; rose rampicanti e more di rovo si avvinghiano l’un l’altro come Laoconti spinosi.

Più rumorose e movimentate si recitano le lotte per prede e territorio tra animali: cani, cornacchie, taccole. Poi, più nascosti, ricci, fagiani, lepri, ecc.

Solo è silente, anzi assente, l’animale tra tutti più fracassone, invadente, aggessivo: l’uomo.

Convinto di non aver più predatori, né competitori, egli si era assiso in vetta alla scala evolutiva a godersi del pianeta come di una immensa disneyland. Viaggi, consumi, spettacoli. Nessun angolo del mondo sottratto alla sua vorace espansività.
Fermato, all’improvviso, dal nemico più piccolo. Da qualcosa che fatichiamo a chiamare vita: un virus.

Come in natura l’eccessivo numero degli erbivori è regolato dall’aumento dei carnivori che li predano (e viceversa l’eccesso di predatori determina una scarsità di prede e quindi di cibo) questo presuntuoso parassita del pianeta sembra essere diventato il succulento bersaglio di un ben più insidioso cacciatore.

Perso nei miei pensieri scorgo un grosso verme, un lombrico di venti centimetri, che fuoriesce dalla terra umida e smossa di una aiuola e si inoltra nel sassoso e duro spiazzo del parcheggio.
Avanza a fatica, l’anellide, e a tratti sembra tentare di scavarsi una via di fuga nel terreno per sottrarsi ai raggi di un impietoso sole che rischia di seccarlo.
Lo osservo. Avanza soffrendo visibilmente.
Mi addormento al sole.
Quando mi risveglio è ancora lì, immobile. Praticamente morto.
E’ morto perché ha sbagliato strada e non ha capito che doveva tornare indietro.
“Dio, com’è stupido un lombrico!”
O no?

Balene e delfini muoiono spiaggiati perché si avvicinano troppo a riva. Stambecchi e capre selvatiche muoiono perché si inerpicano su uno spuntone di roccia da cui non sanno più scendere. Il gatto, Torquato, di una mia dolce amica del liceo che aveva l’abitudine di camminare sul bordo del parapetto del terrazzo (il gatto, non l’amica) morì perché un giorno sbagliò le misure e si schiantò sul selciato quattro piani più sotto.

Sono stupidi, gli animali.

O no?

Il lombrico, la balena, la capra, il gatto Torquato cercheranno i colpevoli?
Troveranno nel governo, negli scienziati, nell’Europa, nella Cina, in dio, il reo consapevole o incapace (o entrambi) della propria disgrazia?

Un giorno, ahimè tanti anni fa, Egon Molinari (uno dei padri della psicoanalisi italiana) mi disse: “Ha mai pensato, dottore, che tanta colpa è tanto potere?”

L’uomo cerca continuamente colpe perché vive nell’illusione dell’onnipotenza.

Fossi un poeta dedicherei al lombrico che giace, ormai rinsecchito nel mio parcheggio le ultime righe della “Ginestra di Leopardi”:

Ma più saggia, ma tanto
Meno inferma dell’uom, quanto le frali
Tue stirpi non credesti
O dal fato o da te fatte immortali.

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mirella lami
mirella lami
14 Aprile 2020 14:13

Non mi fu mai dato di vedere un animale in cordoglio di se,
un uccelletto cadrà morto di gelo giù dal ramo
senza avere provato mai pena per se stesso” (D.H. Lawrence)

La ginestra: proprio in questi giorni mi è capitato di passeggiare, da privilegiata, intorno a casa mia e di vedere tante ginestre: ancora non hanno i fiori, ma immaginavo come saranno bellissime per i fiori e inebriante, a causa del loro profumo, passeggiare più avanti immersa nei loro cespugli.

Andrea Marzi
Andrea Marzi
12 Aprile 2020 15:19

‘L’uomo cerca continuamente colpe perché vive nell’illusione dell’onnipotenza’. Detto questo, detto tutto. Penso spesso ad una variante o meglio una derivata di questo concetto. L’idea che la medicina, i soldi, il potere bastino da soli a vivere per morire, vecchi, nel proprio letto. Invece, basta una guerra qualunque, o uno stupidissimo virus e si muore a migliaia, decine di migliaia. Qualcuno nel proprio letto, ma nella fattispecie non è una bella cosa. Grazie Norman.

Robert the Bruce
Robert the Bruce
12 Aprile 2020 13:45

Quanto son d’accordo. L’uomo-lombrico l’ha fatto talmente vasto, l’asfalto, che al 99% (speriamo un po’ meno) ci si secca sicuro! Anche perché non accenna a tornare indietro… Quant’è bella la ginestra di Recanati! Ps: quando li trovo, i lombrichi, maestri lavoratori della nostra terra, troppo lontani dalla casa madre, ce li rimetto ogni volta che posso. Ma non si illuda anche l’uomo-lombrico che una mano invisibile faccia con lui altrettanto!!!