Il titolo della mia rubrica nasce dalla storpiatura del titolo di una canzone di Dente (La presunta santità di Irene) che etichetta bene un dubbio che ho in testa da quando ero bambina.
Ci è dato per vero il fatto che Eva, alla creazione, fosse immacolata, senza peccato originale e che, sedotta dal serpente, avesse deciso di mangiare la mela proibita. Quale lontana discendente, però, mi sono sempre chiesta: e se invece il serpente non c’entrasse? Se Eva avesse scelto di testa sua perché quel giorno le andava, semplicemente, un mela? Se la sua scelta, che le costerà poi la perdita della sua (presunta) santità, fosse semplicemente libero arbitrio?
Questa rubrica nasce proprio per dare voce alle donne e alla loro libertà di scelta. Donne che non hanno seni perfetti, zigomi rialzati o copertine sui giornali e che perciò non fanno rumore. Donne che sanno perfettamente che l’emancipazione femminile non consiste solo nel fare del proprio corpo quello che si vuole, trasformandolo in merce di scambio per raggiungere i propri obiettivi. Donne disoccupate, sottoccupate, sfruttate o ricattate che fanno parte di quel 29% di giovani senza lavoro (secondo i dati Istat di dicembre 2010), che oggi si chiedono che futuro avranno e se, anche loro, saranno libere di scegliere cosa fare da grandi, senza doversi svendere.
Donne, quindi, che ancora scelgono, titolari di una libertà sempre in bilico fra conquista orgogliosa e razionale o devianza finale di un’estrema emancipazione femminile.
Del resto come sosteneva Simone de Beauvoir, madre del femminismo francese, “Una donna libera, non è una donna leggera”.
Marta