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Dare nome salva la vita

Dare un nome salva la vita

Uno dei tanti luoghi comuni sull’Africa, per noi che stiamo da questa parte del Mediterraneo. è che la categoria più svantaggiata, fragile e a rischio sia quella dei bambini ospitati negli orfanotrofi di quell’enorme continente. Ebbene, anche se è difficile immaginarselo, esiste una categoria ancora più svantaggiata, quella dei bambini senza nome.

In Africa ben otto bambini su dieci non sono registrati. Si tratta di bambini nati in condizioni di povertà e disorganizzazione dello stato tali da non essere neppure registrati all’anagrafe. Questo fatto ne cancella per molti versi i diritti all’assistenza sanitaria e all’istruzione, la possibilità di accedere ad altri eventuali servizi. In un certo senso ne cancella l’esistenza.

Per questo motivo Radio Pereira appoggia l’iniziativa della associazione Enzo B CHIAMAMI PER NOME, che sostiene un progetto finalizzato alla registrazione anagrafica ed allo screening medico di 17.500 bambini del Burkina Faso, Benin, Guinea Bissau, Congo (RDC) ed Etiopia.

Halloween Aid avrà luogo nei giorni 29 e 30 ottobre (sabato e domenica) 2011, in piazze e centri commerciali delle principali città italiane, dove saranno presenti banchetti gestiti dai nostri volontari per sensibilizzare il pubblico sulle nostre attività e raccogliere fondi destinati alla campagna CHIAMAMI PER NOME.

La promozione di Halloween Aid, che vedrà Arturo Brachetti come Testimonial d’eccezione, verrà effettuata tramite diversi strumenti: annunci stampa, spot radiofonici e televisivi, internet.

Se vuoi sostenere questa iniziativa cerca i banchetti nella tua città o vai sul sito di Enzo B dove troverai anche gli indirizzi della loro collocazione in ogni città

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Pereira

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348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>

1 commento

  1. Io in Paraguay ho fatto parte di un progetto proprio uguale a questo: in tre mesi abbiamo dato un’identità a 75 trovatelli dai 3 ai 12 anni. Li abbiamo lavati, pesati, misurati ed infine iscritti a scuola. Il tutto senza nessuna religione dietro pronta a ricavarci ritorni. E’ un lavoro fondamentale ed appagante.